Cultura e intrattenimento
Le Industrie Culturali e Creative (ICC) italiane rappresentano un insieme articolato di imprese e professionisti che operano nei settori legati alla cultura e alla creatività, indipendentemente dalla forma giuridica adottata. Queste imprese svolgono un ruolo fondamentale non solo nello sviluppo culturale, ma anche nella crescita economica e occupazionale del Paese.


Le imprese creative in forte crescita in Italia
Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2024 le imprese del settore hanno raggiunto quota 288.786, con un incremento del +1,8% rispetto al 2023 e del +6,8% rispetto al 2021. Le ICC rappresentano il 4,8% del totale del tessuto imprenditoriale italiano, in aumento rispetto al 4,4% del 2021.
Si tratta di un’espansione che trova conferma anche nei principali indicatori economici: nel 2024 il valore aggiunto prodotto dal comparto ha raggiunto i 63,15 miliardi di euro, pari al 3,2% dell’intera economia nazionale, con una crescita del +1,6% rispetto al 2023 e del +20,9% rispetto al 2021.
Anche il dato occupazionale è in ascesa, con 905.753 addetti nel 2024, in aumento del +1,6% rispetto all’anno precedente, corrispondenti al 3,4% della forza lavoro del Paese.
In questo scenario, le imprese culturali e creative si dimostrano anche attori rilevanti nella transizione ecologica. Grazie alla loro capacità di influenzare comportamenti, stili di vita e modelli di consumo, le imprese culturali e creative possono contribuire alla diffusione di pratiche più sostenibili e responsabili, promuovendo una cultura green trasversale a tutti i settori.
Fonte: Fondazione Symbola e Unioncamere, Io sono cultura 2025.
Principali sottosettori
Secondo la normativa che attua la legge sul Made in Italy, la qualifica di ICC è riconosciuta alle imprese che operano, tra altre condizioni, all’interno di specifici ambiti identificati da specifici codici ATECO.
Sulla base di questa classificazione, tali attività possono essere ricondotte a sette comparti principali: software e videogiochi, editoria e stampa, architettura e design, comunicazione, arti performative e visive, audiovisivo e musica, patrimonio storico e artistico.
Fonte: Fondazione Symbola e Unioncamere, Io sono cultura 2025.
17,7
MLD €
valore aggiunto prodotto (2024)

Editoria e stampa
Architettura e design
Comunicazione
Arti performative e visive
Eccellenze e innovazioni
Le imprese culturali e creative digitali stanno emergendo come uno dei motori principali dell’innovazione nel settore culturale, contribuendo alla trasformazione dell’esperienza del pubblico e alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano.
Tecnologie come l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata stanno trovando applicazione concreta in numerosi progetti.
Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Imprese e professioni culturali e creative: I fabbisogni professionali e formativi, - OpenCulture.it, Iconic Film from 1896 Restored with Artificial Intelligence.
Gli ambiti più innovativi includono:

Realtà aumentata per migliorare la fruizione museale

Intelligenza Artificiale nel cinema
Digital humanities
Impatto del territorio
La forza della filiera culturale italiana si misura anche nella sua capacità di attivare flussi turistici e generare valore nei territori. Patrimonio artistico e paesaggistico, eccellenze enogastronomiche, manifattura di qualità e un’offerta di eventi attrattivi fanno dell’Italia una delle mete più competitive a livello internazionale.
Le grandi aree metropolitane continuano a concentrare la parte principale del valore economico e occupazionale del comparto culturale. Il quadro, però, sta cambiando: segnali crescenti di dinamismo emergono nei territori periferici e nel Mezzogiorno, dove la filiera ICC inizia a radicarsi con maggiore solidità. È l’indizio di un modello che si muove verso una distribuzione più policentrica.
Fonti: Unioncamere, Unioncamere Magazine 2026 02, - Fondazione Symbola e Unioncamere, Io sono cultura 2025.
Le regioni con il più alto valore aggiunto prodotto (2024)
Lombardia
1° posto con 20,8 miliardi di euro
Lazio
2° posto con 10,5 miliardi di euro
Piemonte
3° posto con 5,1 miliardi di euro
Veneto
4° posto con 4,8 miliardi di euro
Emilia-Romagna
5° posto con 4,7 miliardi di euro
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