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Export agroalimentare italiano: record nel 2025, settori e opportunità

L’agroalimentare italiano è stimato intorno ai 73 miliardi di euro di export nel 2025, trainato da filiere ad alto valore e da un modello produttivo radicato nei territori

export agroalimentare italiano

I numeri del record 2025


C’è un dato pubblicato da Ismea che sintetizza meglio di tutti la traiettoria dell’agroalimentare italiano: nel 2025 l’export è stimato intorno ai 73 miliardi di euro, segnando un nuovo massimo storico.

A confermare questo andamento sono anche i dati infra-annuali: nei primi undici mesi del 2025 le esportazioni hanno sfiorato i 67 miliardi di euro, con una crescita del +5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Allo stesso tempo, l’intera filiera mostra dinamiche positive: la produzione dell’industria alimentare cresce del +4,5% nel secondo trimestre 2025 su base annua, mentre il valore aggiunto agricolo registra un aumento, seppur più contenuto. Non è solo una fase favorevole. È un modello che funziona.

I settori che trainano la crescita


A sostenere questo risultato sono alcune delle filiere più dinamiche del cibo italiano nel mondo. I dati più recenti evidenziano dinamiche particolarmente positive in diversi comparti dell’export italiano.

I principali comparti dell’export agroalimentare italiano

Settore

Andamento export

Periodo di riferimento

Olio extravergine

Crescita significativa (+17%)

Gen–set 2025

Formaggi

Incremento a doppia cifra (+14,9%)

Gen–ago 2025

Salumi

Crescita positiva (+5,7%)

Gen–ago 2025

Vino

Leadership mondiale per volumi

Gen–dic 2025



Il vino conferma il suo ruolo centrale: l’Italia resta primo produttore mondiale per volumi, rafforzando un posizionamento internazionale costruito su qualità e riconoscibilità.

La crescita non è uniforme: è sostenuta da filiere che hanno già sviluppato una forte vocazione internazionale. Ed è nei territori che queste filiere si organizzano e diventano distretti.

Perché il food italiano vale di più


Il successo dell’agroalimentare italiano sui mercati internazionali non è casuale. È il risultato di un modello produttivo che si sviluppa nei distretti: sistemi territoriali in cui agricoltura, trasformazione industriale e competenze specializzate convivono e si rafforzano.

Qui la qualità diventa scalabile, la tradizione si trasforma in prodotto esportabile e il valore si distribuisce lungo tutta la filiera. È questo equilibrio a rendere l’export dei prodotti alimentari italiani solido e competitivo, anche in contesti globali complessi.

Ed è nei territori che questo valore prende forma. I distretti agroalimentari italiani sono numerosi e profondamente diversi tra loro: quelli che seguono non esauriscono questa varietà, ma ne raccontano alcune traiettorie, utili per capire come il sistema costruisce la propria competitività globale.

Formaggi, riso e salumi: la forza della filiera integrata


Nel Nord Italia, questo modello trova una delle sue espressioni più complete nel distretto agroalimentare di Qualità Po di Lombardia, cuore della cosiddetta food valley padana, uno dei sistemi più avanzati di integrazione tra agricoltura e industria.

Con 305 aziende, oltre 9.800 addetti e un fatturato vicino ai 5,9 miliardi di euro, il distretto si distingue per la completezza della filiera e per la capacità di generare valore: oltre 740 milioni di euro di valore aggiunto, con una quota export che arriva fino al 39%.

Prodotti come Grana Padano DOP, riso Carnaroli e salumi certificati raccontano un sistema in cui la tradizione è stata trasformata in industria, all’interno di un ecosistema produttivo tra i più strutturati in Europa.

È anche grazie a questa struttura che si sostiene, in modo continuativo, la crescita dell’export agroalimentare italiano.

cibo italiano nel mondo


Olio extravergine e produzioni certificate: qualità e identità


Spostandosi verso il Centro Italia, il modello cambia. Una delle espressioni più rappresentative è il distretto delle produzioni certificate e tutelate dell’area Trasimeno–Corcianese, che si distingue per un equilibrio tra qualità, sostenibilità e forte identità territoriale.

Con 616 aziende, oltre 5.600 addetti e un fatturato di oltre 2 miliardi di euro, il distretto valorizza produzioni come olio extravergine DOP, vini DOC Colli del Trasimeno e legumi, costruendo una filiera profondamente radicata nel territorio.

La quota export, inferiore al 20%, evidenzia un potenziale ancora in espansione. In un mercato internazionale sempre più attento a sostenibilità, tracciabilità e origine, questo modello si posiziona come uno dei più promettenti per la crescita futura del cibo italiano nel mondo.

cibo italiano nel mondo


Vino italiano: quando il brand diventa globale

Nel panorama dell’agroalimentare italiano, una delle espressioni più consolidate dell’export è rappresentata dal distretto vitivinicolo Chianti Classico – Montalcino, riconosciuto a livello internazionale per la qualità e il posizionamento premium delle sue produzioni.

Con una quota export compresa tra il 40% e il 59%, le 56 aziende del distretto generano 659 milioni di euro di fatturato, confermando una forte vocazione ai mercati esteri.

Denominazioni come Chianti Classico e Brunello di Montalcino DOCG rappresentano non solo eccellenze produttive, ma veri e propri brand globali, capaci di coniugare identità territoriale, reputazione e competitività internazionale.

Quando l’export diventa una componente strutturale del modello produttivo, cresce anche la necessità di presidiarlo attraverso occasioni di incontro e negoziazione su scala internazionale come Vinitaly, appuntamento di riferimento per il settore vitivinicolo a livello globale.

Vinitaly 2026: Verona come hub del business internazionale del vino


Dal 12 al 15 aprile 2026, Verona ospiterà una nuova edizione di Vinitaly, uno degli appuntamenti più rilevanti a livello globale per il settore vitivinicolo.

La manifestazione si conferma come una piattaforma strategica di incontro tra produttori e buyer internazionali: nell’ultima edizione ha registrato 97.000 presenze, con oltre 32.000 operatori da più di 130 Paesi, in crescita rispetto all’anno precedente.

Numeri che raccontano il ruolo di Vinitaly come snodo centrale per l’export del vino italiano, dove si costruiscono relazioni commerciali e si intercettano nuove opportunità di mercato.

OpportunItaly: benefici e opportunità per le imprese e gli investitori


La crescita dell’export agroalimentare italiano e il valore dei distretti mostrano un punto chiave: la competitività internazionale nasce dalla capacità di mettere in relazione filiere produttive, territori e mercati. In questo contesto, OpportunItaly si pone come piattaforma capace di valorizzare le eccellenze italiane e facilitarne l’accesso ai buyer internazionali.

Attraverso la connessione tra imprese e operatori esteri, la valorizzazione delle filiere territoriali e il supporto alla presenza in contesti ad alta concentrazione di buyer internazionali, OpportunItaly rafforza la capacità del Made in Italy agroalimentare di competere e consolidarsi sui mercati globali.

In sintesi

  • Nel 2025 l’agroalimentare italiano raggiunge un nuovo record, sfiorando i 73 miliardi di euro di export

  • La crescita è sostenuta da filiere ad alto valore come vino, formaggi, salumi e olio

  • I distretti agroalimentari rappresentano il cuore del modello produttivo italiano

  • Il cibo italiano nel mondo continua a rafforzare il proprio posizionamento grazie a qualità, tracciabilità e identità territoriale

  • Eventi internazionali come Vinitaly favoriscono l’incontro tra imprese e buyer globali

  • Piattaforme come OpportunItaly contribuiscono a rendere più strutturato l’export dei prodotti alimentari italiani



Fonti:

Mappa dei distretti industriali italiani
Il Sole 24Ore
Vinitaly
Ismea
Verona Fiere

Agroalimentare
OpportunItaly
Made in Italy
Export agroalimentare italiano
Vinitaly 2026

FAQ

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